Interviste agli autori – Sara Bertrand

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Uno scrittore che, normalmente, attende alla letteratura per adulti, trova altrettanto naturale scrivere per bambini?

Partendo da questa curiosità, ci è sembrato interessante fare qualche domanda in proposito agli autori che hanno scritto per la nostra casa editrice e che scrivono anche per gli adulti, per comprendere come avviene in loro il “cambio di passo” tra un genere e l’altro.

Dopo Erica Arosio e Viola Ardone, è la volta di Sara Bertrand, autrice cilena molto conosciuta in sud America. Noi siamo orgogliosi di essere stati i primi ad aver tradotto e pubblicato in Italia un suo libro: “Album di famiglia”.

Sara Bertrand da sempre manifesta un amore e un rispetto particolari per ragazzi/e, per la loro apertura a sé e al mondo non ancora contaminata da sovrastrutture e pregiudizi. Le sue risposte (sotto trovate la traduzione!) lo dimostrano.

1. Dino Buzzati affermava che “Scrivere per ragazzi è come scrivere per gli altri, solo più difficile”. Concorda con questa affermazione e perché?

Me parece que al hablar de literatura infantil o juvenil, usualmente, echamos a andar nuestro sistema de prejuicios y malos entendidos. Entonces, pensamos que niños, niñas o jóvenes están dispuestos a tragarse libros de problemas anodinos y faltos de interés, cuando fueron ellos y no los adultos, quienes años ya, comenzaron a armar sus bibliotecas con títulos que no fueron escritos pensando en ellos precisamente. Cada vez que pensemos que un libro cualquiera puede llegar a ellos, convendría recordar a Huckeberry Finn, una novela que es parte de la literatura universal, y, no obstante, es infantil, o bien, niños y niñas se la apropiaron como se apropian de las cosas. Así es que antes de subestimarlos pensando en pequeño, recordemos un minuto que ellos tienen una relación muchísimo más abierta con el lenguaje, dicho de otro modo, están dispuestos a poner a prueba el lenguaje para que les signifique y corresponda a la realidad que quieren traducir, y esa capacidad, la de resignificar y ajustar ecualizando variables emoción-idea-lenguaje es un ejercicio que debiéramos imitar los adultos. Si no, el lenguaje deja de significar, porque transmite únicamente ideas preconcebidas y todos nuestros sistemas de prejuicios.

Así es que respondiendo a la pregunta, no, jamás he escrito para niños, niñas o jóvenes pensando que debo ajustar el lenguaje o hacerme la tonta de alguna manera. Lo mismo escribo para ellos como para los adultos.

Ho l’impressione che, parlando di letteratura infantile o giovanile, di solito mettiamo in atto un meccanismo di pregiudizi e fraintendimenti. Pensiamo che bambini/e, ragazze/e siano disposti a sorbirsi racconti pieni di problemi insignificanti e privi di interesse, mentre loro, già da anni, hanno cominciato a costruire le loro biblioteche con titoli che non sono stati scritti e pensati proprio per loro. Ogni volta che riteniamo che un libro qualunque possa fare breccia, sarebbe bene ricordare Huckelberry Finn, un romanzo che è parte della letteratura universale, e tuttavia è infantile, o meglio, i ragazzi/e se ne sono appropriati, come solo loro sanno fare. Quindi, prima di sottovalutarli pensando in piccolo, fermiamoci a riflettere sul fatto che hanno un rapporto molto più aperto con il linguaggio, in altre parole, sono disposti a testarlo, affinché li rappresenti e corrisponda alla realtà che vogliono esprimere, e questa capacità di risignificare e bilanciare le variabili emozione-idea-linguaggio è un esercizio che noi adulti dovremmo imitare. Diversamente, il linguaggio si svuota di significato, perché trasmette solo idee preconcette e tutti i nostri sistemi di pregiudizio. Quindi, per rispondere alla domanda, no, non ho mai scritto per ragazzi/e pensando di dover adeguare il linguaggio o rendermi in qualche modo più stupida. Scrivo per loro allo stesso modo come per gli adulti.

2. Quando si parla di letteratura per bambini e ragazzi entrano in gioco questioni pedagogiche e addirittura etiche. Con quali modalità le introduce nel racconto?

Esta pregunta equivale a pensar en nuestros niños, niñas y jóvenes como material humano, peones de cualquier tipo de propaganda o fanatismo. Literatura de utilidad existe y ha existido siempre; literatura “para” y abrimos un paréntesis para poner ahí todo lo que queremos inculcarles, pero el movimiento es justo el contrario: pensar en individuos, valorar sus búsquedas, su curiosidad al acercarse a una estantería, su estado de progresiva formación. Entonces, qué esperamos que los niños, niñas o jóvenes lean cuando leen no puede ser la pregunta del escritor/escritora, porque eso significaría que él o ella cree que la literatura sirve para algo, cuando su compromiso es principalmente humanista, cercano a esas búsquedas particulares que cualquier ser humano serio emprende para entender de qué materia está hecho, también existe un compromiso estético, mostrar la belleza de las cosas, iluminar espacios de oscuridad y sobre todo, introducirnos en las preguntas, cualquier buen libro es una o varias preguntas, esa larga conversación que nos coloca en el espacio de las inquietudes humanas, en sintonía con nuestra especie.

Questa domanda equivale a pensare ai nostri bambini/e, ragazzi/e come materiale umano, pedine di ogni tipo di propaganda o fanatismo. La letteratura strumentale esiste ed è sempre esistita; letteratura atta, e apriamo una parentesi, a essere infarcita di tutto quello che vogliamo inculcare loro, ma il percorso deve essere opposto: pensare agli individui, valorizzare le loro ricerche, la loro curiosità quando si avvicinano a uno scaffale, e il loro percorso di progressiva formazione. Quindi, quello che speriamo che i ragazzi/e leggano quando leggono non può essere la domanda che si pone lo scrittore/scrittrice, perché ciò significherebbe che lui o lei crede che la letteratura “serva” a qualcosa, mentre il suo scopo è <essenzialmente umanistico, vicino alle ricerche che ogni essere umano serio intraprende per capire di che sostanza è fatto. Esiste anche un impegno estetico, mostrare la bellezza delle cose, illuminare spazi di oscurità e soprattutto suscitare in noi domande – ogni buon libro racchiude una o più domande, una lunga conversazione che ci pone nello spazio delle inquietudini umane, in sintonia con la nostra specie.

3. Ritiene che esista un linguaggio pertinente a bambini/ragazzi? E se sì, quale?

El problema no es la pertinencia, sino pensar que los niños o niñas no saben, no entienden o se equivocan y tratamos esos equívocos como algo amenazante cuando el lenguaje es plástico, se transforma y resignifica porque está sintonizado a nuestro tiempo y realidad. En eso, niños y niñas, y en cierta medida también jóvenes, nos llevan la delantera, porque están permanentemente poniendo a prueba las palabras, quieren someterlas a sus interpretaciones y ese ejercicio es una práctica saludable y necesaria para la lengua. Así es que no, el lenguaje literario debiera ser el mismo para todos, adultos y niños. Ahora, si entramos en la lengua infantil, en la forma en que ellos traducen el mundo y lo interrelacionan, pues, ahí nuestra desventaja es rotunda, niños y niñas demuestran una capacidad inverosímil de relacionar lo humano y lo divino, saltan de los objetos cotidianos que lo rodean a la muerte o de la muerte a la conducta de los animales y van abriéndose espacio entre imágenes de una manera que es difícil de imitar. Su traducción de mundo es de una elegancia exquisita.

Il problema non è la pertinenza, bensì pensare che i ragazzi/e non sanno, non capiscono o sbagliano e considerare questi errori come qualcosa di minaccioso, mentre il linguaggio è plastico, si trasforma e muta di significato perché è sintonizzato sul nostro tempo e sulla nostra realtà. In questo, ragazzi/e, e in una certa misura anche i giovani, ci superano, perché mettono costantemente alla prova le parole, vogliono sottoporle alle loro interpretazioni e questo esercizio è una pratica salutare e necessaria per la lingua. Quindi no, il linguaggio letterario dovrebbe essere lo stesso per tutti, adulti e bambini. Ora, se entriamo nella lingua infantile, nel modo in cui traducono il mondo e lo collegano, ebbene, lì il nostro svantaggio è evidente, i bambini/e dimostrano una capacità incredibile di mettere in relazione l’umano e il divino, saltano dagli oggetti quotidiani che li circondano alla morte o dalla morte al comportamento degli animali e si aprono spazi tra le immagini in un modo difficilmente imitabile. La loro traduzione del mondo è di un’eleganza squisita.

4. Come cambia il punto di vista di un autore quando passa dalla scrittura per grandi a quella per piccoli? E quale ricerca fa dentro di sé per entrare in empatia con un giovane lettore?

Mi preocupación a la hora de escribir no está centrada en ajustar el lenguaje o forma escritural según el lector, más bien, intento que las palabras traduzcan fielmente la imagen que escribo, que resulten verdaderas y ese es un acto de apropiación, lograr reproducir con todos sus matices algo que aparece con mucha fuerza, pero se resiste a ser atrapado por las palabras. Así es que es una batalla campal, la imagen que resiste y uno que va detrás intentando capturarla. Es un juego y debe ser placentero, porque escribir sino sería una tortura pues no existe nada más difícil que traducir la realidad.

La mia preoccupazione al momento di scrivere non è centrata nel regolare il linguaggio o la forma a seconda del lettore, piuttosto, mi sforzo di tradurre fedelmente in parole l’immagine che voglio esprimere, in modo che risultino vere, e questo è un atto di appropriazione, riuscire a riprodurre con tutte le sue sfumature qualcosa che si manifesta con molta forza, ma resiste a essere intrappolato dalle parole. È una battaglia campale, l’immagine che resiste e uno che la rincorre cercando di catturarla. Ma è anche un gioco e deve essere piacevole, altrimenti scrivere sarebbe una tortura perché non c’è niente di più difficile che tradurre la realtà.

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