Interviste agli autori – Viola Ardone

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Uno scrittore che, normalmente, attende alla letteratura per adulti, trova altrettanto naturale scrivere per bambini?

Partendo da questa curiosità, ci è sembrato interessante fare qualche domanda in proposito agli autori che hanno scritto per la nostra casa editrice e che scrivono anche per gli adulti, per comprendere come avviene in loro il “cambio di passo” tra un genere e l’altro.

Ecco le loro risposte.

Dopo Erica Arosio, è la volta di Viola Ardone, caso dell’anno 2019 col libro “Il treno dei bambini” (tradotto in 25 lingue).

Per noi ha scritto la divertente e arguta filastrocca “Cyrano dal naso strano”.

1. Dino Buzzati affermava che “Scrivere per ragazzi è come scrivere per gli altri, solo più difficile”. Concorda con questa affermazione e perché?

Come si fa a non concordare con Buzzati? Credo che sia molto vero: la scrittura per ragazzi presuppone un uso della lingua improntato alla massima chiarezza, una capacità di costruire storie coinvolgenti e il dono raro della fantasia.

2. Quando si parla di letteratura per bambini e ragazzi entrano in gioco questioni pedagogiche e addirittura etiche. Con quali modalità le introduce nel racconto?

Cerco di non farlo: i libi che ho amato di più nella mia infanzia sono stati quelli che non volevano propinare modelli di comportamento o morali virtuose. Ho sempre detestato “La cicala e la formica”, sempre guardato con sospetto la redenzione di Pinocchio o le innumerevoli nozze finali delle storie di principesse inizialmente sventurate. I ragazzi vanno trattati con lo stesso rispetto degli adulti, sul piano letterario. Se si scrive per ammannire una storiella a scopo educativo, loro se ne accorgono. Le storie servono a incantare non a educare. Credo, poi, che la lettura sia di per sé stessa educativa, senza bisogno di altro.

3. Ritiene che esista un linguaggio pertinente a bambini/ragazzi? E se sì, quale?

Un linguaggio improntato alla chiarezza. Posso usare, anzi devo usare anche termini difficili o desueti, a patto che li spieghi nello stesso paragrafo attraverso un esempio concreto o un sinonimo. Non mi piacciono le antologie scolastiche che corredano i testi di un apparato di note. Credo che i ragazzi debbano essere messi in grado da chi scrive di desumere il significato di un termine dal contesto. O altrimenti essere spinti dalla curiosità a cercarlo sul vocabolario.

4. Come cambia il punto di vista di un autore quando passa dalla scrittura per grandi a quella per piccoli? E quale ricerca fa dentro di sé per entrare in empatia con un giovane lettore?

Non credo ci siano differenze. Forse l’unica potrebbe essere la maggiore libertà nell’usare la fantasia e la creatività, perché i lettori più giovani hanno meno pregiudizi e sono più disposti a leggere qualcosa che esca fuori dai canoni. Sono meno stratificati come lettori e quindi più aperti.

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